La Casa Che Attende Sotto la Polvere

da | 1 Marzo 2022 | Case Abbandonate, Ville Abbandonate | 0 commenti

È così che la chiamano: la Villa che Attende. Con la pazienza inamovibile di una montagna, la stessa che la circonda, che solo a certi luoghi è dato possedere. Perché hanno dalla loro parte il potere della solitudine, la forza di aver sopportato decenni di tempeste, di nevicate, di bufere, di guerre e di sciagure. Quella casa in cima alla collina, pietrificata oltre il tempo e lo spazio attende il ritorno dei suoi abitanti, in eterna solitaria preghiera da oltre sette decenni.

Ricordo che non si arrivava mai. Una strada interminabile e una serie infinita di tornanti per gran parte avvolti da una fitta nebbia, soprattutto nella prima parte del viaggio. Ma l’allegria di condividere un’avventura e la passione per ciò che si fa, aiuta a sopportare ogni fatica, il freddo, la nebbia, le molte ore di guida, le poche ore di sonno.

Ci ritroviamo così in un piccolo nucleo composto da alcuni caseggiati che si contano sulle punte delle dita, incastonati nella montagna e affacciati su di una distesa di colline dai colori tipicamente autunnali, proprio ai piedi della villa. Parcheggiata l’auto, pochi passi ci separano da lei. Possiamo scorgerla oltre alcuni arbusti e l’emozione diventa incontenibile, la voglia di scoprire cosa nasconde al suo interno, di immergerci in quell’atmosfera, con la consapevolezza di quanta storia e di quante storie quel luogo dimenticato dalla maggior parte della gente, racchiuda e custodisca.

Alcuni dei caseggiati circostanti sono visibilmente in stato di abbandono, ma dato che poco più avanti se ne intravedono altri che potrebbero essere abitati, non ci avventuriamo oltre, decidiamo di far visita unicamente alla destinazione che tanto abbiamo viaggiato per trovare, non abbiamo neanche molto tempo a disposizione. Il viaggio che ci aspetta dopo è ancora molto lungo.

Una delle prime cose che ci saltano all’occhio appena varcata la soglia è una piccola bambolina di pezza, cucita a mano, gettata sul pavimento e ricoperta di polvere — ritrovati frammenti di un’infanzia dimenticata —. Ci chiediamo quanti l’abbiano calpestata senza neanche considerarla o fermarsi un attimo per osservarla — eppure ai nostri cuori racconta una storia immensa —. Una storia di semplicità e di genuinità, una storia fantastica: di quando da bambini ci si emozionava con le cose più semplici, in un tempo in cui tutta questa modernità non era contemplata. Ci racconta gli anni delle guerre, i freddi inverni, di quando le mamme cucivano bambole di pezza per dare ai bambini qualcosa con cui giocare, che gli tenessero compagnia. Decidiamo così di raccoglierla dal pavimento e posarla sul tavolo della stanza adiacente, sul quale c’è un biglietto ad attenderci e a darci il benvenuto:

” Carissima Angiolina, ti auguro buone feste di Natale e buon capo d’Anno, a te e Anna e tuo Pappà. Ricevi tanti cordiali saluti e tanti baci alla piccola Anna per me. Tuo zio Giuseppe. “

Un altro brivido ci pervade leggendo quel biglietto, la cui scrittura si esprime in una forma più arcaica e imperfetta, ma senza dubbio più romantica. Leggendo quelle parole è impossibile non emozionarsi. Soprattutto pensando che adesso giacciono sopra un tavolo di polvere, dimenticate nel silenzio e nel buio di una stanza, ed è solo la nostra presenza, il nostro passaggio, la nostra curiosità a farle rivivere per un momento. È come ascoltare un suono lontano che riecheggia evanescente nel limbo del tempo. Indossiamo i nostri guanti di lattice e scattiamo discretamente una foto, con la speranza che un giorno qualcuno rileggerà quelle parole e le possa riconoscere.

“Camminiamo là, dove il cuore non ha passi, ma chiari tremori.”
(P. Campoccia)

La dimora, probabilmente di impronta sette-ottocentesca è davvero molto logora, i segni del tempo si notano dappertutto. Il pavimento è quasi interamente ricoperto da una coltre di pulviscolo e calcinacci. Le imposte sono logore e cadenti. Sul cornicione in pietra del camino si legge l’anno 1914, probabilmente la data dell’ultimo restauro dell’abitazione. Ci sono ricordi ed effetti personali sparsi ovunque: vecchie fotografie in bianco e nero, piccole calzature per bambini, pagine di giornale, santini e immagini religiose. Ci sarebbe da perdersi per ore nei dettagli.

Non tutti lo sanno, ma nel mondo dell’urbex questa casa è conosciuta anche con un nome alternativo: la Casa dei Fuggitivi. La storia racconta infatti di una famiglia di benestanti, proprietari dei terreni limitrofi, che la abbandonò negli anni ’50 senza farvi ritorno. Ma cosa spinse un’intera famiglia a lasciare la propria dimora per cercare una vita migliore? Con ogni probabilità il clima difficile e instabile del secondo dopoguerra fu il movente di tale improvviso abbandono.

Le case della piccola borgata erano alla corte e alle dipendenze della nobile famiglia di commercianti. A quanto pare fu una parte della famiglia a trasferirsi per prima scegliendo come destinazione la Gran Bretagna dove aprirono un caffè — stando ad alcune ricostruzioni — mentre l’altra parte della famiglia rimase presso la villa per portare avanti le attività padronali. Purtroppo però il clima difficile del dopoguerra non fu favorevole all’economia e all’agricoltura della zona, cosicché anche il resto della famiglia fu costretta a trasferirsi, probabilmente in concomitanza con la morte dei parenti più anziani.

Nel corso degli anni si mantenne sempre una fitta corrispondenza epistolare tra la parte della famiglia espatriata e i membri rimasti in Italia. Alcuni brevi frammenti delle loro lettere fanno ancora capolino tra le coltri di polvere all’interno dell’abitazione.

La casa è piena di oggetti simbolo di quell’epoca ormai lontana, vecchie stufe a carbone, piatti e stoviglie. In una delle camere da letto troviamo un’antica culla in ferro battuto. Ovunque vi sono valige, vecchi cappelli e bambole di pezza. Sopra il camino è posto il ritratto di un bambino che a tratti potrebbe sembrare una foto post-mortem (ma non ne abbiamo alcuna certezza dato che alcune erano molto difficili da distinguere). Moltissime le fotografie e i ritratti in bianco e nero, alcune veramente molto belle. Troviamo immagini religiose in ogni stanza, è lampante la sentita spiritualità e devozione tipica di quel tempo.

Come sempre lasciamo la dimora con gli occhi pieni di stupore e il cuore intenerito per esser stati testimoni di piccole grandi realtà che oggi non esistono più. Quanto ancora questa casa sopporterà il peso degli anni e delle intemperie, prima che la sua vana attesa finisca?

“Sulla montagna c’è una casa sospesa nel tempo. Ha attraversato venti, burrasche, tempeste. Ha perso il conto dei fiocchi di neve. Senza curarsi del tempo che passa, continua ad attendere qualcuno che inesorabilmente non tornerà mai.”

Galleria di Simone

Esploratore. Fotografo. Viaggiatore del tempo.

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Esploratore. Fotografo. Viaggiatore del tempo.

Sotto la Polvere nasce dall’amore e la passione per i luoghi dismessi e abbandonati. Le esplorazioni sono realizzate nel rispetto più assoluto del luogo visitato, senza alcuna forma di effrazione o danneggiamento. Spesso li troviamo per caso o ci vengono suggeriti. Non indichiamo mai il nome reale del luogo e la sua ubicazione per salvaguardarlo da vandali e potenziali malintenzionati.

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