Siamo giunti qui in un cupo giorno invernale dipinto da un cielo plumbeo che ci ha regalato una luce magnifica e surreale, ottima per qualche scatto fotografico e per immortalare la decadenza di questa vecchia colonia, ormai abbandonata, nella sua atmosfera oggi così cupa e spettrale. Si tratta di un luogo straordinario e magico, come del resto sono magici tutti quei luoghi dove molte vite si incontrano, ognuna con la propria storia e la propria origine, e condividono un’esperienza, un percorso, più o meno breve, che li segnerà per sempre. Quei bambini, oggi adulti, forse saranno colti da un filo di nostalgia, se ci leggeranno. Li accomuna l’aver trascorso i giorni della propria infanzia in questo luogo, che gli ha lasciato ricordi più o meno belli, e l’aver vissuto un’esperienza che oggi a noi non è data conoscere, ma solo immaginare contemplando le rovine di questo luogo e di ciò che ne rimane, e rievocandola attraverso i racconti di quei bambini.

La colonia è situata in un’area boschiva sulla montagna, il suo silenzio è accompagnato dallo scrosciare di un magnifico ruscello con cascatelle d’acqua ghiacciata. La tenuta è composta da numerosi stabili, che oggi hanno un aspetto freddo e fatiscente, alcuni dei quali non hanno resistito alle severe minacce del tempo, subendo crolli e deterioramento. Più che di una colonia, giungendo qui sembra di varcare i confini di una zona militare, un raggruppamento di edifici e di caserme, recintate dagli alberi e da un cielo di piombo, ma in realtà, se chiudessimo gli occhi e fosse ora di pranzo, sentiremmo nell’aria un inconfondibile profumo di pasta al sugo, un’usuale pietanza servita ai bambini che frequentavano la colonia in quel tempo.

Il campus è composto da svariati edifici, tra cui il refettorio, la lavanderia, le docce, l’infermeria, un piccolo cinema-teatro, una piccola cappella, e tra felci, ginestre e fiordalisi sorgono i padiglioni che erano riservati alle camerate, i quali contavano ben 625 posti letto (drasticamente ridotti a 350 negli anni ’70, per adeguamento delle strutture alle leggi regionali del tempo). Agli ingressi degli edifici riservati alle camerate, rigorosamente divisi tra bambini e bambine, possiamo ancora leggere le targhe in pietra con impressi i nomi floreali, che distinguevano i padiglioni. Gli edifici che purtroppo hanno subito più di tutti la ferocia del tempo sono l’infermeria e la piccola cappella, ormai ridotti quasi in macerie a causa dei gravi cedimenti strutturali e nei quali la natura ha cominciato da tempo a imporre la sua forza per riappropriarsi degli spazi a lei sottratti. Gli altri edifici mantengono la loro integrità, nonostante i vetri rotti, la muffa, la polvere, gli atti di vandalismo subiti in passato, i tralci d’edera che entrano dalle aperture delle imposte, dai vetri rotti e dalle crepe nei muri.

La targa d’ingresso all’infermeria

La colonia iniziò ad accogliere generazioni e generazioni di bambini sin dall’estate del 1928 e terminò la sua attività nel 1994, a causa della scomparsa dell’ente che la gestiva.

I soggiorni erano distribuiti nei mesi di luglio e agosto e avevano durata di un mese ciascuno, fino al 1984, anno in cui l’ente decise di suddividere i soggiorni in tre turni, di ventidue giorni ciascuno.

Le attività ludiche e ricreative si basavano sulla semplicità di allora, abbiamo letto numerose testimonianze delle persone che frequentavano questa colonia, le quali ricordano tempi spensierati trascorsi nel verde dei cortili a costruire collane coi gusci dei pinoli, a passeggiare nei boschi, a giocare coi sassi o nel campetto da calcio, nel quale molti bambini hanno giocato la loro prima partita di pallone. Si disputava anche un torneo tra i vari padiglioni. Veniva inoltre organizzato uno spettacolo o recita dove i bambini erano protagonisti. Il cinema, negli anni ’50 era all’aperto, e alcuni ricordano che vi si assisteva, alla sera, con la coperta sulle spalle. La messa veniva celebrata nella sala mensa e le merende erano semplici, con pane e marmellata. Dopo pranzo era previsto un sonnellino pomeridiano nelle scomode brande.

Altri testimoniano il ricordo di un regime piuttosto rigido all’interno della struttura: l’alzabandiera con il canto corale dell’Inno di Mameli, il coprifuoco e gli orari da rispettare, il rigore nel tener separati i bambini dalle bambine tanto da non esistere possibilità alcuna di socializzare con i bambini provenienti dalle altre regioni, e quindi di fare amicizie. Persino durante i canti degli alzabandiera i bambini venivano suddivisi per regioni. Le passeggiate, rigorosamente in fila indiana, tra i boschi o fino ai paesini limitrofi. Le testimonianze ci dicono che i bambini erano tenuti completamente isolati e fuori dal mondo, tanto che la notizia dello sbarco sulla Luna fu appresa dai bambini da una scritta sulla lavagna. Altri riferiscono che esisteva una sorta di censura sulle lettere inviate ai genitori. Qualcuno scrisse una lettera nella quale si lamentava coi genitori della vita nella colonia e fu richiamato dalla direttrice, la quale aveva letto la lettera e probabilmente mai consegnata ai genitori. Pare esistesse una stanza, un piccolo edificio isolato dove non entrava mai nessuno che la direttrice e le vigilanti chiamavano “la camera di correzione”, usato come spauracchio per spaventare i bambini dicendo loro che se non si fossero comportati bene o avessero disubbidito a qualche regola sarebbero stati mandati lì dentro, in isolamento. In particolare molti ricordano una direttrice rigida con metodi e maniere “militari” e la mancanza di sensibilità (e di formazione educativa) delle signorine vigilatrici, cioè incaricate del ruolo di monitorare costantemente i bambini durante le attività, in particolare quelle all’aperto. Il regime quindi era vagamente militaresco, ma noi siamo convinti che si tratti proprio di quella sana rigidità che oggi probabilmente manca nell’educazione dei bambini delle nuove generazioni, compresa la nostra.

Una curiosità: a quanto testimoniano diverse persone, l’area circostante la colonia è conosciuta e ricordata anche per i presunti e svariati avvistamenti di UFO avvenuti all’epoca.

Sin dai primi anni ’70 la colonia ha avuto un custode, che si è occupato con cura e amore della sua manutenzione. Ad oggi l’intero stabile e i suoi terreni sono in vendita, ma visti gli alti costi di risanamento, non sembrano esserci al momento concrete proposte di acquisto.

Le testimonianze raccolte ci svelano bellissimi ricordi, ognuna delle persone che hanno frequentato la colonia portano nel cuore quei ricordi come un pezzo di sé, ecco che una foto sbiadita, una cartolina, una lettera, un vecchio biglietto della corriera, diventano oggetto prezioso da custodire gelosamente. Ci parlano di gioie ma anche di dolori, soprattutto durante il primo anno quando il treno li portava via e avveniva la separazione da casa, molti bambini piangevano di notte e scrivevano ai genitori letterine tristi. Nonostante qualche pianto deve essere stata un’esperienza magica, e leggere tra le parole nostalgiche di tutti questi bambini, ormai adulti, che ancora hanno un vivido ricordo di quei giorni, ci fa venire la pelle d’oca. Emozioni, sensazioni, ricordi di un tempo lontano dove tutto era diverso, dove ancora si scrivevano lettere cartacee, dove si giocava e ci si divertiva con la semplicità, quelle piccole cose che noi possiamo soltanto immaginare e fantasticare, ma non potremo mai vivere.

” Ricordo che ogni mattina e ogni sera ci si radunava in squadre sul piazzale e venivano chiamati un paio di bambini a innalzare o abbassare la bandiera. Ricordo la canzone dell’abbassa bandiera e più o meno faceva cosi:
Tu scendi o tricolore a riposar tra i forti che per amor son morti, lo sguardo di Dio protegga la patria, riposa tranquillo o sacro vessillo!
Si iniziava a cantarla tutti in coro nell’istante in cui veniva dato l’ordine di abbassamento (1968). “

Massimo

” Una delle cose più belle e più attese era quando al megafono ti chiamavano in direzione perché era arrivata la telefonata dei genitori… e che corse in direzione! 😍 “

Alessio

La Galleria di Alex

La Galleria di Simone

Il video dell’esplorazione

Sotto la Polvere nasce dall’amore per i luoghi abbandonati. Gli articoli, le foto e le riprese sono realizzati nel rispetto più assoluto del luogo visitato, senza alcuna forma di effrazione o danneggiamento. Non indichiamo il nome reale del luogo e la sua ubicazione proprio per proteggerlo da eventuali vandali e malintenzionati. Invitiamo chi ci legge a non visitare questi luoghi in quanto si tratta nella maggior parte dei casi di strutture molto pericolanti, e a prendere visione del nostro disclaimer per una maggiore consapevolezza dei rischi.

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