Sulle colline del centro Italia, sorge questa emblematica villa, edificata nell’ultimo quarto del 1800, in una straordinaria posizione panoramica. La villa è rimasta chiusa per lunghi decenni. Da tempo però il portone di questa villa è stato aperto, svelando uno straordinario ingresso decorato, con soffitto a cupola, un piccolo capolavoro del liberty. Nonostante i crolli subiti nelle varie stanze, il cedimento dei tetti e dei pavimenti, i decori di quella stanza sono talmente sbalorditivi da aver attirato fotografi da ogni parte del mondo, accorsi a immortalare la stanza delle meraviglie. I disegni richiamano uccelli esotici e pappagalli, con motivi floreali, per questo la villa viene chiamata nel mondo dell’esplorazione urbana, “Villa Parrots”, o anche “Villa Pappagallo” o “Villa dei Pappagalli”. La forma quadrata della stanza e il soffitto a volta azzurro pastello, i decori floreali a formare una gabbia, donano al visitatore l’effetto di trovarsi all’interno di una grande voliera, avvolta dal cielo. Numerosissimi sono i fotografi accorsi da ogni parte d’europa, nel corso del tempo, per fare qualche scatto a questa meraviglia del liberty, rendendola uno dei simboli per eccellenza del panorama urbex italiano, insieme alla Chiesa Blu. Siamo al corrente di persone accorse da Belgio, Germania, Austria, Polonia, e sicuramente da molti altri paesi. Ricordiamo una conversazione con una fotografa Belga che si recò appositamente in Italia per visitarla ma non riuscì a entrare, tornando in Belgio con grande delusione.

Si dice che la villa fosse di proprietà dello scrittore Ferdinando Carlesi (1879-1966) e abitata da ben tre contesse, alcuni ricordano una di loro come una donna alta, elegante, con cappellino, pince-nez e veletta nera, una donna regale che incuteva un certo timore. La bellezza di questo edificio ha attirato l’attenzione dei cittadini e degli abitanti di tutta la provincia, i quali hanno più volte provato a denunciarne agli enti il degrado e la pericolosità, esortando a prendere provvedimenti per una messa in sicurezza e a valutarne un possibile recupero, tanto che è stata aperta anche una pagina Facebook. Sono stati pubblicati inoltre svariati appelli con tentativi, ahimè inascoltati, di coinvolgere la Provincia.

La villa sorge nei pressi di un vecchio monastero, fondato nel 1276, successivamente trasformato in sede di villeggiatura per collegiali. Il convitto vide tra i suoi ospiti anche Gabriele d’Annunzio e Curzio Malaparte. Dopo la guerra gli sfollati trovarono rifugio presso le camerate del convitto, ecco che qualcuno ricorda i camion degli americani che portavano le caramelle ai bambini, proprio lungo la strada in prossimità della villa. Si dice che la villa, durante il periodo di attività del convitto limitrofo, fungesse da albergo per i genitori che venivano a trovare i figli collegiali.

Una curiosità: un lato dei piani superiori della villa è occupato da una famiglia, un fatto più volte segnalato anche sulla pagina Facebook che si occupa di promuovere il recupero di questo luogo. Non è ben chiaro se l’occupazione sia abusiva o regolarmente concessa dal proprietario. Di fatto gli ospiti di questa dimora storica non gradiscono le visite di curiosi e fotografi, i quali sono stati in svariate occasioni cacciati in maniera brusca e sgarbata, talvolta minacciosa, anche solo per aver sostato o passeggiato nei dintorni, forse per paura di essere sfrattati o messi nei guai. Ecco il motivo per cui molti fotografi hanno rinunciato. Molti hanno provato a chiedere loro il permesso con gentilezza, offrire soldi e bottiglie di vino, pur di riuscire a entrare e scattare una foto, ma a quanto pare i signori occupanti sono incorruttibili e continuano a difendere a spada tratta il “loro” territorio, ignorando il perché la “loro” dimora attiri così tanta attenzione di fotografi e curiosi. In effetti quelle che pensavamo essere delle voci di corridoio si sono rivelate reali, nel corso nella nostra esplorazione sentivamo chiaramente i loro passi al piano superiore, motivo per cui la nostra visita è stata brevissima e, diciamolo pure, al cardiopalma!

Uno dei rischi più attuali di queste esplorazioni nei luoghi abbandonati è proprio quello di fare incontri indesiderati con abusivi, che trovandosi in emergenza abitativa cercano rifugio in questi luoghi ai quali ormai la società ha voltato le spalle. Fortunatamente non tutti hanno modi aggressivi, anzi, talvolta vedendoci entrare con macchine fotografiche e attrezzatura si spaventano più di noi, si sentono minacciati pensando che potremmo essere giornalisti o reporter di qualche troupe televisiva, In ogni caso è sempre raccomandato tenere alta la guardia, e come sempre sconsigliamo vivamente la visita di questi luoghi senza un’adeguata conoscenza del posto e dei rischi annessi.

Aggiornamento 08/08/2020

Abbiamo appreso da un articolo pubblicato nei giorni scorsi su un noto quotidiano che un’impresa edile nota per essersi occupata in passato del recupero di alcune ville storiche, ha acquistato l’immobile, una vera svolta per questa meraviglia del Liberty dopo quasi 50 anni di abbandono! Si tratta adesso di risolvere la complessa matassa dei nodi burocratici, superata la quale sarà possibile per la società procedere alla sua riqualificazione. Questa notizia ci rende immensamente felici!

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